Vita nel Semiarido

Panorama tipico del Semiarido
Panorama tipico del Semiarido

Cos’è il Nordest brasiliano?
É un’area molto vasta, comprendente i seguenti stati: Maranhao, Piauì, Cearà, Rio Grande do Norte, Paraìba, Pernambuco, Alagoas, Sergipe e Bahia.
Vivere qui non è facile. L’ecosistema predominante è la Caatinga (Semiarido in lingua Pati-Guaranì): una distesa apparentemente infinita di terra, sabbia, arbusti secchi e pochi alberi verdi. Ogni tanto l’occhio viene catturato dalla bruciante Corticeira, un albero con dei fiori che vanno da un viola acceso ad un rosso rubino, che contrastano con il panorama di morte circostante. La malinconia di questo paesaggio viene rapidamente cancellata dall’arrivo delle piogge, verso gennaio. Già dopo le prime gocce, ciò che sembra morto inizia a rivivere, e nel giro di una settimana tutto cambia: un panorama verde e lussureggiante ti ricorda che si, siamo in “quel” Brasile. Quello famoso per la natura lussureggiante e gli animali esotici.
Le piogge generalmente durano quattro mesi, da gennaio ad aprile. La media pluviometrica va da un minimo
di 200 mm a un massimo di 800 mm annui. Questo però non basta ad assicurare regolari raccolti e quindi vita. il terreno è in gran parte cristallino, quindi non permette all’acqua di essere assorbita, anzi ne favorisce l’evaporazione. Un ulteriore problema è che la pioggia non cade uniformemente: in alcune zone può non piovere per un anno intero, mentre a 2 chilometri di distanza può piovere in abbondanza.
Per queste ed altre difficoltà, il Nordest si è sempre trovato a recitare la parte del fanalino di coda dello sviluppo brasiliano, rispetto al sud del Paese, industrializzato e moderno. Questo fragile ecosistema è stato messo in difficoltà già con le prime colonie portoghesi, che ne fecero una grande piantagione di canna da zucchero e terra da pascolo per i bovini. Entrambe le pratiche, molto diffuse a causa degli enormi latifondi, accentuarono l’endemico problema della desertificazione, oggi aggravato dai cambiamenti climatici.

Da una decina di anni la popolazione locale ha iniziato a cambiare approccio verso il semi-arido: si sta diffondendo una nuova ottica di convivenza con lo stesso, non più di una lotta. Questo cambio di visione è reso possibile da una imponente azione di istruzione contestualizzata, attuata in modo da dare agli abitanti di questo difficile ecosistema, gli strumenti adeguati per una convivenza che sia il meno conflittuale possibile. Dal semi-arido o si scappa verso la città (Fortaleza), o ci si alza le maniche per conviverci. L’iniziativa principale messa in atto dalle associazioni, prima fra tutte l’ASA ( Articulaçao Semiarido Brasileiro), è la costruzione di cisterne di cemento che permettano di raccogliere l’acqua piovana dalle grondaie. Così da creare una riserva d’acqua potabile per le famiglie del semi-arido. Prima della effettiva costruzione delle cisterne, vengono organizzate delle giornate informative per istruire i futuri beneficiari del progetto sulla costruzione, sul funzionamento e sulla manutenzione delle cisterne. Non da ultimo, è fondamentale la partecipazione attiva delle famiglie alla costruzione delle cisterne, così da creare piena consapevolezza di tutto il processo.

Un altro tipo di tecnologia utilizzata per facilitare la vita nel semi-arido è quella sviluppata dall’Istituto Ben Viver (IBV), che si è impegnato nella costruzione di biofiltri per il riutilizzo delle acque grigie delle case. Questo sistema è formato da una prima cassa di raccolta delle acque grigie, da un filtro interrato e da una cisterna finale per la raccolta dell’acqua filtrata. Il sistema permette di risparmiare una media di 500 litri d’acqua al giorno, che altrimenti andrebbero inesorabilmente perduti. L’acqua filtrata e raccolta verrà poi pompata con un sistema di irrigazione goccia a goccia, che permette di utilizzare l’acqua in maniera efficiente.

Ho collaborato direttamente alla costruzione dei bio-filtri, che sono profondi un metro e vanno riempiti con diversi strati di materiale filtrante. Spesso anche le famiglie ci aiutavano nella costruzione del filtro e delle coperture. Molti materiali infatti sono a “KM 0”, in quanto raccolti direttamente nei dintorni delle abitazioni: come le pietre del primo strato, e la sabbia del terzo.
Il lavoro è stato duro e faticoso, soprattutto per le condizioni climatiche tipiche di un ambiente semi-arido, quindi un caldo che toglie il fiato, fra le altre cose! Ma la soddisfazione di mangiare tutti insieme i prodotti della terra dove abbiamo scavato e sudato, condividere momenti di pura felicità e ospitalità, non ha prezzo.

Marco Ciot

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