Riconquista dello spazio urbano: Oltre il Giardino Laboratorio di Permacultura Urbana

 

  • Promotore del progetto: Il Ballo della Scrivania foto oltre il giardino
  • Paese: Italia (Pordenone)
  • Contatto: ballodellascrivania@gmail.com
  • Durata: dal 2014

 

Contesto

Dal 2010 al 2014 l’edificio adiacente al giardino oggi valorizzato dal progetto “Oltre il giardino” – un tempo sede della scuola Giovanni Antonio da Pordenone – ha ospitato uno spazio culturale denominato Parco2. Questo luogo offriva eventi culturali di alto livello in uno spazio che rappresentava una sorta di salto nella memoria per molti pordenonesi. Lo spazio culturale ebbe molto successo, portava vita e socialità in una zona degradata della città situata proprio nel centro. Nel 2014, a causa della spending review, il Comune di Pordenone decise di trasformare questo spazio in uffici. Di conseguenza, un gruppo attivo di cittadini, denominatosi “il Ballo della Scrivania”, iniziò a incontrarsi e confrontarsi per trovare un’alternativa a questa enorme perdita per la città. Fu indetta una petizione contro la chiusura di Parco2, che raccolse 1200 firme, ma la decisione del Comune non mutò. La galleria venne chiusa e la zona precipitò nuovamente in una condizione di degrado sociale. Questo gruppo di cittadini attivi però non si fermò: il suo lavoro era appena cominciato ed il progetto Oltre il Giardino stava per prendere vita.

Obiettivo

– Riqualificare un’area urbana attraverso un progetto dei cittadini, che permetta loro di riappropriarsi della propria città.
– Creare ed animare un orto condiviso, con eventi aperti al pubblico

Azioni e risultati

Il progetto è organizzato e gestito da un gruppo indipendente di cittadini, non riunito formalmente in associazione, che si è dato il nome de “Il ballo della scrivania”. Questo gruppo ha deciso progressivamente di occuparsi di questo spazio pubblico e di costruire un’area condivisa e dinamica attorno ad un progetto di permacoltura urbana.
Questa metodologia di coltivazione utilizza il sistema delle “casse di coltivazione”. Per costruire le casse sono stati utilizzati materiali di riciclo provenienti dal vicino parco di San Valentino, utilizzando delle biciclette per trasportare il necessario da un’area verde all’altra. La chiave di questa tipologia di coltivazione sta proprio nelle casse e nella loro progettazione; sono infatti costituite da diversi strati, dal basso verso l’alto: cartone, ramaglie, terreno di riciclo (proveniente da lavori urbani), pacciamatura di foglie, paglia e trifoglio nano. Questi strati permettono all’acqua di rimanere sul fondo della cassa. Si viene così a creare uno strato umido che funge da riserva di acqua per le piante (si comporta come fosse una spugna). Grazie alla limitata evaporazione non è necessario innaffiare ogni giorno, ma l’umidità al fondo delle casse fa sì che le piante debbano sviluppare delle radici forti e resistenti, così che possano cercare e raggiungere l’acqua necessaria per la loro crescita.
Il suolo che si è venuto a formare è ricco di micro-biodiversità e si comporta come un carbon sink, un serbatoio di carbonio atmosferico. Significa che questo tipo di terreno immagazzina CO2. Questa sua caratteristica è fondamentale, perché dimostra che una eventuale sinergia fra orti pubblici e privati potrebbe aiutare a fare delle città una delle soluzioni ai problemi del cambiamento climatico, e non più solo una delle principali cause dello stesso. Si tratterebbe di una piccola ma grande rivoluzione.
Quest’area si trova sul labile confine fra un normale orto e una foresta: l’orto infatti non necessita delle stesse cure di un orto tradizionale, perché è strutturato in modo che vi si verifichino in autonomia i processi naturali, proprio come se si trattasse di un ambiente selvaggio. Questo non pregiudica affatto la qualità del raccolto, i prodotti dell’orto sono infatti molto sani e gustosi. Il lavoro richiesto per la manutenzione di quest’orto è inoltre minore rispetto ad un orto tradizionale, proprio perché la sua struttura gli permette di resistere e autoregolarsi. Questo rappresenta un vantaggio per la città, in quanto non sempre i cittadini hanno il tempo (o la voglia) di occuparsi di un tale spazio dal punto di vista del lavoro manuale, ma questo non pregiudica la salubrità e la resilienza dell’orto stesso. Permette invece di sfruttare lo spazio come un luogo di aggregazione sociale, di creare un luogo di confronto, dove il tempo si ferma un attimo e tutto torna ad essere vero, rapporti sociali in primis.
“Oltre il giardino” infatti non è solo un orto: è un ecosistema urbano pieno di biodiversità umana. Ognuno può contribuire con le proprie idee, la propria personalità e fantasia alla realizzazione di nuove iniziative ed attività (dal dipingere le strutture, al costruire sedie e tavoli con materiali di riciclo, all’organizzare spettacoli, incontri ecc.). L’area è stata quindi resa attiva e ed è stata valorizzata dalle molte attività organizzate dal Ballo della Scrivania nel corso di quest’anno di attività, tutte descritte nel blog.
Questa esperienza di giardino condiviso ha permesso quindi a tutti i partecipanti di formarsi sulle tecniche di agricoltura sostenibile in città. I cittadini che contribuiscono a questo tipo di azione apprendono sul terreno e vedono, nel tempo, il risultato concreto del proprio lavoro.
Reintroducendo la vegetazione nello spazio urbano, questo tipo di iniziativa permette di influenzare positivamente il micro-clima creato dalle isole di calore in città. Ciò permette di rinfrescare, limitare la cementificazione eccessiva e creare dei legami sociali in spazi dove domina l’individualismo.

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