Panoramica storica e gestionale

Pordenone è una città di 51.229 abitanti del Nord Est dell’Italia.

La relazione fra questa città e acqua, si evince già dal nome latino: Portus Naonis, cioè porto sul fiume Noncello. Snodo fluviale fondamentale che in epoca romana collegava la pianura del Friuli Occidentale alle lagune venete. L’altro importante fiume di Pordenone è il Meduna. Da sempre l’acqua di questi fiumi e dei numerosi affluenti fu utilizzata per alimentare l’economia della zona. Dapprima come fonte di energia per botteghe artigiane, successivamente (verso la metà dell’Ottocento), per alimentare gli enormi stabilimenti che producevano carta e cotone. I famosi cotonifici e cartiere di Pordenone, oggi enormi ruderi edilizi facenti parte di quel settore denominato “archeologia industriale”. Nella foto successiva è visibile uno degli edifici dell’ex cotonificio di Pordenone.

Agli inizi del Novecento, l’acqua iniziò ad essere gestita da consorzi comunali istituiti per la costruzione e la gestione dei primi acquedotti. Col tempo questi consorzi diventarono società a capitale sia pubblico che privato, in percentuali variabili. I primi enti che si occuparono di gestire le acque friulane (e venete) furono la Acque del Basso Livenza S.p.A. (1912) e la CAIBT S.p.A. (1958) che si fusero nel 2014 per dar vita all’attuale Livenza Tagliamento Acque S.p.A., che serve 180.000 abitanti fra Veneto e Friuli Venezia Giulia.  Nel 2003 fu fondata la Sistema-Ambiente S.p.A., che serve 109.000 persone di 16 comuni e l’ultima in ordine di tempo è l’HydroGEA S.p.A. (2011) che rifornisce 107.105 abitanti in 20 comuni nella provincia di Pordenone.

Tutte queste aziende operano secondo un regolamento chiamato Servizio Idrico Integrato, definito dal decreto legislativo 3 aprile 2006 come servizio “costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, e deve essere gestito secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie[i]”.

Questo sistema prevede che le aziende responsabili della gestione delle acque si occupino di:

  • Servizio acquedotto: somministrazione di acqua potabile alle utenze
  • Servizio fognatura: raccolta dei reflui e loro collettamento agli impianti di depurazione tramite reti fognarie
  • Servizio depurazione: smaltimento dei reflui negli appositi impianti e scarico delle acque depurate nei corpi idrici superficiali o al suolo[ii]

Fra i diversi servizi assicurati da queste aziende, sono previste periodiche analisi per confermare la potabilità, o comunque la non-tossicità dell’acqua fornita.

 Problematiche attuali

La scorsa estate, precisamente il 21.7.2015, l’ARPA FVG (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), ha individuato tracce di composti derivanti dalla degradazione dell’atrazina nelle acque pordenonesi.

L’atrazina è uno dei principali componenti degli erbicidi, considerato un potente agente cancerogeno.

La questione rimane ancora irrisolta più di un anno dopo, nonostante le continue e preoccupanti conferme delle agenzie di gestione. Per ora, dove gli indici dell’inquinante desetildesisopropilatrazina (Dact) sono particolarmente prossimi ai limiti di legge, viene attuata una procedura detta di miscelazione delle acque[iii]. Cioè si uniscono acque provenienti da diversi pozzi o acquedotti, per diluire la concentrazione dell’inquinante. Non può che essere una soluzione temporanea, perchè pordenonesi continuano ad utilizzare quest’acqua ormai di dubbia potabilità.

Una delle poche soluzioni proposte, per risolvere un problema proveniente dall’industria agroalimentare, è quello di creare un enorme gestore unico delle acque pordenonesi.

Quindi, ancora una volta, non si cerca di trovare soluzione a monte: cercare di reindirizzare un tipo di agricoltura inquinante verso modalità più sostenibili, ma la soluzione viene cercata a valle, curando il male ma non la causa.

Ad oggi la situazione è ancora in un pericoloso stallo.

 

[i] Wikipedia.org

[ii] Hydrogea-pn.it

[iii] Messaggero di Pordenone, 28.9.2016

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